Criminalità organizzata system analysis e criminal intelligence

a brief introduction

Dott.ssa Paola Giannetakis

«Se vogliamo combattere efficacemente la mafia, non dobbiamo trasformarla in un mostro né pensare che sia una piovra o un cancro. Dobbiamo riconoscere che ci rassomiglia. » Giovanni Falcone

Il crimine organizzato minacciai vari aspetti della sicurezza nazionale, l’ordine pubblico, l’integrità dei programmi di governo, delle istituzioni e l’economia(UNDOC, 2012). Secondo l’FBI Organized Crime Task Force(2008) i gruppi di criminalità organizzata sono un problema persistente negli Stati Uniti, in Italia, Francia, Giappone e in molti altri paesi sviluppati.

Per comprendere la criminalità organizzata (CO) è necessario prima definirla: l’Ufficio delle Nazioni Unite che si occupa di contrastare il traffico di stupefacenti e le organizzazioni criminali ha definito un gruppo di natura criminale organizzata come un gruppo di tre o più persone che non si è formato in modo casuale, esistente per un periodo di tempo, che agisce di concerto con lo scopo di commettere almeno un reato punibile con almeno quattro anni di carcere e agisce al fine di ottenere, direttamente o indirettamente, un vantaggio finanziario o materiale.
In una definizione essenzialistica un gruppo di criminalità organizzata può essere indicato anche come un’impresa criminale. L’FBI definisce un’impresa criminale come un gruppo di individui con una gerarchia identificata o una struttura analoga, impegnati in significative attività criminali. Queste organizzazioni spesso si impegnano in molteplici attività criminali e hanno ampie reti di supporto.

Il termine Crimine Organizzato ed Enterprise sono simili e spesso sono usati come sinonimi, RICO, al titolo 18 sezione 1961, definisce Impresa come “qualsiasi individuo, associazione, società, o altro soggetto giuridico, e qualsiasi unione o gruppo di individui associati, pur non essendo una persona giuridica “, lo statuto continua al titolo 21, sezione 848, e definisce un’impresa criminale come ogni gruppo di sei o più persone, dove uno dei sei occupa una posizione di organizzatore o qualsiasi altra posizione di gestione rispetto agli altri cinque, e che genera reddito o risorse laddove tale impresa si impegnano in una continua serie di violazioni indicate nei sottocapitoli I e II, capitolo 13, titolo 21 del Codice.

Secondo altre definizioni, si definisce un gruppo di criminalità organizzata, come un gruppo di due o più persone che collaborano o si aiutano o ai fini di lucro o nella commissione di un reato (Reyes, 2009).

Molte leggi nazionali adottano un concetto flessibile di organizzazione criminale mentre altre si concentrano su tipologie organizzative definite e distinte. La legge italiana, per esempio, rientra nella seconda categoria, poiché si concentra sull’ associazione a delinquere di tipo mafioso, da un estratto dell’art. 416-bis :

«L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, in altre parole al fine di impedire o ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali. », laddove per esempio il Sud Africa adotta una definizione di “banda criminale” esclusivamente se il gruppo è definito come organizzazione o associazione e ha un’ identità costituita da un segno o un simbolo.

Mentre il termine “crimine organizzato” sembra riferirsi a un fenomeno chiaro e coerente, esso è in realtà in continua evoluzione, molteplici aspetti dell’universo sociale si uniscono in varie combinazioni all’interno di altrettanti molteplici quadri di riferimento e di conseguenza quando si aprono i dibattiti sulla criminalità organizzata non troviamo mai un’ interpretazione essenziale unica e condivisa di ciò che la criminalità organizzata sia ma troviamo differenti nozioni sulla natura del crimine organizzato e spesso esse si basano sul concetto di “crimine”.

 

In termini criminologici possiamo definire la criminalità organizzata come un’attività criminale caratterizzata da un certo livello di sofisticazione da continuità e pianificazione in contrasto al comportamento criminale sporadico e impulsivo.

Secondo un’altra prospettiva l’enfasi è sul carattere di organizzazione, non è così importante quello che questi soggetti fanno quanto comprendere come siano collegati tra loro. Da questo punto di vista la criminalità organizzata denota una condizione sistemica relazionale poiché quando si analizzano le strutture criminali è fondamentale tener conto che queste possono servire funzioni e scopi diversi, sociali, economici fino a scopi quasi-governativi ma anche che la rete interna al sistema è quella che consente il raggiungimento di questi scopi.

Per capire meglio il crimine organizzato alcuni autori hanno fornito un modello per spiegarne il funzionamento questo rappresenta la natura, la struttura e la funzione dei gruppi criminali.
Ogni modello si avvicina al tema della criminalità organizzata in modo diverso ma ognuno offre interessanti prospettive di riflessione e di studio. La struttura di organizzazione della criminalità organizzata, offerta dalla Commissione del Presidente USA sulla CO ha sviluppato un modello di contingenza che delinea chiaramente i livelli di coinvolgimento dei soci e non soci dell’impresa.

Lo sforzo della criminologia pura è di certo da sempre quello di comprendere un fenomeno partendo dalla domanda perché alcuni criminali ma non altri sono coinvolti nella criminalità organizzata? Gli studiosi hanno cercato di dare una spiegazione chiedendosi se la CO fosse un effetto collaterale di qualche altro problema sociale come la povertà o la mancanza di educazione, il dilemma centrale resta questo, perché alcune persone si comportano in un modo che potenzialmente comporta rischi? Alcuni teorici credono che indipendentemente dal motivo che spinge a commettere il crimine, la decisione in tal senso è frutto di una scelta razionale fatta dopo aver valutato i benefici e le possibili conseguenze dell’azione.

La teoria della scelta razionale suggerisce che le persone che commettono crimini lo fanno dopo aver valutato i rischi cosi come i vantaggi. Nel contesto della criminalità organizzata gli incentivi finanziari giocano chiaramente un ruolo importante, inoltre le organizzazioni criminali offrono una percezione fortissima di impunità ai membri e questo incoraggia ad impegnarsi in attività criminose. Secondo il modello dell’ Associazione Differenziale, il concetto principale ruota attorno all’assunto che i criminali apprendono tramite l’ associazione tra loro, tutto è quindi legato alla forza della comunicazione e la strutturazione dei loro sistemi di valori, questi consentono con successo di procedere al reclutamento e alla formazione dei soggetti utili (Akers, 2003). Pertanto le associazioni criminali, sono parte imitazione dei “leader” e parte comprensione di un sistema alternativo di valori. Le relazioni interpersonali dove si proiettano le motivazioni della persona sono spesso sostenute da una rete familiare che consente la trasmissione dei caratteri ereditari che consentono la sopravvivenza del sistema tra le generazioni.

Diversa la chiave di spiegazione fornita dalla teoria dell’Impresa che suggerisce che la criminalità organizzata esiste perché i mercati legittimi lasciano molti “clienti” insoddisfatti. L’elevata domanda di un particolare bene o servizio sviluppa un ambiente favorevole ai gruppi criminali imprenditoriali per entrare nel mercato, consentendone la sopravvivenza. Questa teoria suggerisce inoltre che la criminalità organizzata non è che un’estensione del mercato per fornire beni e servizi per un certo gruppo di persone (Lyman & Potter, 2007). Secondo l’approccio della teoria sociale della disorganizzazione i soggetti percepiscono inutili i mezzi convenzionali e vedono la via illegale come l’unica per soddisfare i propri bisogni (Agar, 2010), molti studiosi ritengono che la presenza forte e radicata di sottoculture sia invece la spiegazione delle forme criminali persistenti ed organizzate, questi soggetti diventano criminali e violano la legge perché appartengono a una sottocultura unica, distinta e caratterizzante, questi individui sono in conflitto con la cultura della classe operaia, media o borghese su cui invece si basano le leggi penali. Questa sottocultura condivide uno stile di vita alternativo ed è generalmente caratterizzata dal prendersi cura dei propri affari rifiutando l’autorità del governo. I modelli ideali e ambiti sono rappresentati da figure criminali, spacciatori, ladri e sfruttatori che però hanno raggiunto il successo e la ricchezza. E’ proprio attraverso la modellazione della criminalità organizzata come un cammino contro-culturale utile al successo che tali organizzazioni sono sostenute (Akers, 2003).

Il crimine organizzato ha determinate caratteristiche che lo rende intoccabile” dalle forze dell’ordine una forma di immunità che ne consente la perpetuazione (Albanese, 2002), è caratterizzato da pianificazione, organizzazione, esecuzione, normalmente esistono tre o più livelli permanenti di rango con una divisione del lavoro o di specializzazioni utili all’organizzazione. L’ideologia è economia – è solo business – è probabilmente più corretto dire che non è motivato da un’ ideologia, l’intimidazione, la violenza e la coercizione sono presenti e servono al raggiungimento dello scopo. L’organizzazione di norma è progettata per durare nel tempo, al di là della durata della vita dei membri attuali, generalmente si raggiunge il controllo totale su un particolare settore e le pianificazioni mostrano la ricerca di “beni o servizi” che sono attualmente illegali o quasi-illeciti e che hanno una tale domanda che l’aumento dei prezzi non influenza il trend di richiesta degli stessi. Si tratta di strutture opportunistiche quindi che hanno un’elevata capacità di adattamento e metamorfosi che consente la sopravvivenza e la persistenza. Le sfere di influenza cosi come le aree di attività si modificano portando a una trasformazione anche dei modus operandi. Il gruppo controlla i suoi membri, in alcune tipologie di CO la disobbedienza può essere punita con la morte, vige il codice del silenzio, il segreto, esistono norme e regolamenti istituiti e accettati. L’uso della forza e della violenza sostengono sia la capacità esterna di sopravvivere alla concorrenza che a mantenere la disciplina interna. Per raggiungere l’immunità normalmente si verifica un’azione di infiltrazione sia nelle forze dell’ordine che negli apparati giudiziari.

Il fatturato annuo delle attività transnazionali delle organizzazioni criminali, come il traffico di droga, la contraffazione, il commercio illegale di armi e al traffico di clandestini è stimato a circa $ 870.000.000.000 (UNODC, 2012.)

Con la Legge 16.03.2006 n°146 è stata ratificata dal Parlamento Italiano la Convenzione dell’ONU che riguarda il crimine organizzato transnazionale che pone fine a un vuoto normativo nella disciplina della materia.

“I gruppi criminali che operano su mercati transnazionali, presentano delle caratteristiche peculiari quali la flessibilità e l’alto livello di organizzazione, che contribuiscono a complicare il lavoro delle autorità di investigazione e di tutti quegli organi e istituzioni che cercano di prevenire e contrastare le attività criminali. “

Ci sono undici principali tipologie di attività che caratterizzano la criminalità organizzata transnazionale come descritti nel programma globale di lotta la criminalità organizzata transnazionale (CPCTOC): pirateria marittima, criminalità informatica, criminalità economica, reati contro l’ambiente, furto di proprietà intellettuale, contrabbando di beni culturali, terrorismo, traffico illecito di stupefacenti, tratta di persone, contrabbando di armi, riciclaggio di denaro.

Decenni di lotta al crimine organizzato hanno messo in evidenza l’assoluta necessità di utilizzare una strategia investigativa basata sul metodo di analisi di intelligence, Criminal Intelligence, che prevede la raccolta e l’analisi delle informazioni sulla storia, sui mercati, sulla composizione della organizzazione, sugli obiettivi e sul modus operandi dei gruppi criminali, nonché sulle reti illecite create, queste informazioni sono componenti indispensabili per procedere a uno sviluppo di un concetto strategico preventivo, conoscere “che tipo di attività o persona” costituisce una minaccia sociale e merita una maggiore attenzione delle forze dell’ordine, dalla possibilità di monitorare ancor prima di giungere alla notizia utile all’avvio di un’indagine.

La raccolta delle informazioni è essenziale ed è utilizzata dagli analisti specializzati in criminal intelligence che hanno le capacità per disseminarla al fine di individuare i soggetti o le organizzazioni che potenzialmente possono commettere reati.

I risultati di questa attività si concretizzano in: analisi delle aree di attività, analisi delle tipologie di attività, produzione di file grafici, report biografici, rapporti di screening e valutazione delle minacce, rapporti Osint.

La criminal Intelligence si sviluppa su tre piani funzionali:

Tattico – utilizzo delle informazioni di intelligence applicabili alle attività di investigazione;

Operativo – supporto alle attività di investigazioni locali, nazionali o transnazionali;

Strategico – comprensione del fenomeno e supporto allo sviluppo di policies proattive e non reattive incluse le procedure ed i protocolli.

Il supporto analitico operativo include:

Identificare i legami tra i sospetti e il loro coinvolgimento in crimini e attività criminali;

Identificare lacune investigative o di informazione

Preparazione profili di criminali

Include anche l’identificazione di:

   Modus operandi

   Tendenze della criminalità e modelli

   Minacce emergenti

E proprio in riferimento alla necessità di produrre modelli proattivi, che è utile tenere presenti alcuni elementi cruciali che ci consentono di valutare la complessità delle strutture organizzative criminali che nel corso della storia si sono stabilizzate e continuano attraverso una progressiva capacità di adattamento a sopravvivere a discapito degli enormi sforzi delle forze istituzionali che hanno l’obiettivo di eliminarle.

L’evidenza empirica suggerisce che il modello di associazione a delinquere in forma di crimine organizzato somiglia a ciò che spesso viene definito rete rappresentato in forma di associazione fondata su un rapporto clientelare, Albini nel lontano 1971 sosteneva che i mecenati criminali attraverso lo scambio di informazioni, il collegamento ai funzionari governativi e attraverso l’accesso a una rete di operatori trovavano il sostegno ed economico e politico per le loro “imprese” e che queste reti associative nel tempo avevano la capacità di cambiare committenti e clienti restando sempre attive, quindi la criminalità organizzata è espressione di un rapporto clientelare che emerge dalla partecipazione sociale in una comunità poiché ogni partecipante è interessato a raggiungere il proprio benessere e che non può essere scardinata completamente fintanto che non crollino i presupposti che ne consentono la sopravvivenza, applicare il modello della system analisys, dove il sistema è un complesso di componenti in interazione, partendo dal presupposto che non possiamo parlare di comportamento nell’ambito delle organizzazioni criminali se non in maniera funzionale sempre considerando i processi relativi alla conservazione e allo sviluppo del sistema stesso.

La complessità crescente delle organizzazioni delle attività umane oggi necessita di un passo avanti perché il concetto di causa è insufficiente in proporzione delle attività analizzate e dell’analisi stessa. Le imprese illegali rappresentano anche una dimensione di coesione e una funzionalità legata all’identità che spesso è ignorata, ma si collocano all’interno di meccanismi superiori più complessi insiti nel sistema delle varie forme e tipologie di CO.

Esiste una base di continuità costituita dalla condivisione di valori e obiettivi che unisce gli individui coinvolti in attività criminali, e che queste sono forme di proiezione di un percorso complesso di ricerca di identità, condivisione di scopi e desideri dell’essere umano dalla quale non possiamo prescindere.

Dott.ssa Paola Giannetakis