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Cyber aggressive behavior: Cyberbullying.

di Paola Giannetakis p.giannetakis@unilink.it

Il Cyberbullying diviene un fenomeno da studiare nel momento in cui numerose vittime successivamente alla vittimizzazione si sono suicidate (Hinduja and Patchin, 2010), questo ha sollevato numerose domande sulle nuove modalità di vittimizzazione attraverso  la rete ed i nuovi dispositivi elettronici.  Andavano compresi non solo i modi di aggredire ma anche le conseguenze che ne derivavano. Si comincia a capire che il virtuale forse non è  virtuale ma solo una dimensione digitale appartenente essa stessa alla nostra esistenza tanto quanto quella materiale vissuta da ognuno di noi. La nostra identità cosi come i nostri comportamenti si materializzano nel digitale e qui prendono forma e dimensioni che nella vita reale concreta forse non prenderebbero forma ma hanno ripercussioni nella dimensione umana, intima e reale. Proprio nell'era digitale tali comportamenti hanno sempre maggiore diffusione e ci portano oggi ad impegnarci nel differenziarne modalità e forme che qualche anno fa non immaginavamo. In realtà c'è ben poco di cyber e molto più di umano dietro a questo fenomeno, il cyber rappresenta però lo spazio attraverso il quale questo tipo di aggressione viene compiuta, sfruttandone le facilitazioni siano esse di disponibilità di strumenti, di accesso alle vittime e di facilitazione nel rimanere anonimi e nascosti.

La definizione di cyberbullying si basa sulle definizioni esistenti del bullismo tradizionale, che viene percepito come: atti o comportamenti aggressivi, intenzionali e ripetuti contro un individuo o un gruppo che non è in grado di difendersi (Olweus, 1993, Whitney e Smith, 1993). Tuttavia, Olweus avverte anche che è necessario distinguere tra il bullismo e l'aggressività. L'aggressione può essere un evento unico mentre il bullismo caratterizzato da diverse forme di aggressività diretta o indiretta, ma soprattutto è un fenomeno che si ripete spesso caratterizzato dallo squilibrio tra il potere dell' aggressore e della vittima. La dimensione del potere in uno spazio cyber rende meno agevole la definizione del bullismo cyber poiché erroneamente si potrebbe tendere ad equiparare gli strumenti a disposizione di aggressore e vittima. La forma digitale di un aggressione può avere gli stessi effetti devastanti di un aggressione diretta e fisica in particolare in determinati soggetti che manifestano maggiori sensibilità e che non posseggono gli strumenti psicologici per difendersi adeguatamente. La dimensione cyber ha purtroppo nella sua deriva umana aperto il fianco a spazi nuovi in cui le persone possono divenire vittime di numerosi cyber comportamenti offensivi, aggressivi e predatori.

Il termine cyberbullying deriva quindi dalla definizione del bullismo tradizionale e lo estende con ulteriori specifiche, alcuni autori considerano il cyberbullying come qualsiasi attacco relativo a danneggiare gli altri in ambiente Internet (Juvonen e Gross, 2008). Hinduja e Patchin definiscono il cyberbullying come un'attività deliberata, ripetuta e realizzata utilizzando computer, cellulari e altri dispositivi elettronici (Hinduja e Patchin, 2009). Secondo Juvonen e Gross (2008) il cyberbullying è tutto quello che qualcuno ci fa nel cyberspazio con l'intenzione di offendere o umiliarci, ogni forma elettronica digitale internet o telefonica può essere il veicolo di tali attacchi (Slonje e Smith, 2008) questi messaggi sono spesso contenenti minacce, offese, allusioni, tutte tese a produrre effetti negativi nelle vittime (Dehue et al., 2009).

Il Cyberbullying è il bullismo attraverso messaggi di testo, immagini / foto, video, telefonate, e-mail, chat, instant messenger, pagine web. esso si manifesta anche indirettamente inviando contenuti che danneggiano la vittima senza essere lei/lui il destinatario dei contenuti.

Distinzione quindi fondamentale è quella tra cyberbullying e cyber-harassment che rappresenta invece una forma di molestia che può essere più facilmente eliminata, e che nella norma non produce gli stessi effetti negativi.

Le forme di cyberbullismo possono essere numerose:

Harassment - Messaggi subdoli e offensivi inviati ad una o più persone.

Cyberstalking - Una forma intimidatoria che si caratterizza da minacce e aggressioni volgari che può evolvere anche in aggressioni fisiche.

Flaming - Somiglia alla forma intimidatoria ma parte da un diverbio che può prendere vita via email o in una chat o attraverso un IM. Può essere un attacco ad una persona anche in odo pubblico come su un social network.

Exclusion - Estromettere intenzionalmente qualcuno da un gruppo e lasciare messaggi a carico di quella persona a sua insaputa ma accessibili da tutti gli altri.

Outing - Pubblicare materiale privato di una persona, foto, messaggi, video. Con il termine “outed” ci si riferisce ad una persona le cui informazioni sono state disseminate attraverso la rete.

Masquerading - Fingersi un altra persona per attaccare la propria vittima per rimanere anonimi, in alcuni casi I bulli si appropriano delle identità altrui per inviare messaggi alle vittime.

In Italia le forme più frequenti di aggressione digitale elettronica sono quelle tramite mail e messaggi via chat, al momento gli effetti più dannosi derivano dalla messa in rete di immagini e video che danneggiano la vittima, l'outing infatti è correlato a casi estremi anche di suicidio delle vittime.

L' anonimato dell’aggressore e la mancanza di un rapporto diretto facilitano certamente, c'è una diminuzione dei cosi detti freni inibitori, si agisce con elevato disimpegno morale, e consapevolezza errata di essere immuni da conseguenze. La gran parte delle motivazioni per vittimizzare qualcuno si legano tendenzialmente alle seguenti:

Facilità di fare del male senza subire conseguenze, avere troppo tempo a disposizione, noia, rabbia e frustrazione, odio verso una persona o un gruppo di persone, divertimento, sentirsi importanti. La maggior parte dei cyberbully è di sesso maschile.

Le vittime nella maggioranza dei casi provano, depressione, solitudine senso di impotenza tendono a non denunciare la cosa e spesso chi ne è a conoscenza tende a non parlarne. Da uno studio è emerso che una vittima su dieci, negli Stati Uniti, ha tentato il suicidio. Risulta davvero fondamentale intervenire in tempo utile prima che i soggetti vittimizzati possano trovarsi di fronte ad una realtà dalla quale non sanno come sottrarsi. Se un giovane è vittimizzato molto spesso mostra alcuni dei seguenti segni:

perdita di amici, cambiamenti nel comportamento alimentare, evitamento di situazioni sociali, diminuzione dell'uso di internet o dispositivi, nervosismo quando squilla il telefono o arrivano messaggi, rabbia, depressione o frustrazione dopo aver usato internet o il telefono, titubanza nel partecipare alle attività che prima preferiva, comportamenti autolesivi, desiderio di chiudere gli account social, mostrare comportamenti animali o inusuali diminuzione dell'autostima.

 

 

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