Empatia e comportamento, un possibile strumento strategico nei ruoli operativi.

Empatia e comportamento, un possibile strumento strategico nei ruoli operativi.

di Paola Giannetakis

“ gli uomini devono sapere che da niente altro se non dal cervello deriva la gioia, il piacere, il dolore, il pianto e la pena, attraverso esso noi acquistiamo la conoscenza e le capacita critiche, e vediamo e udiamo e distinguiamo il giusto dall’errato”

Ippocrate

Dalla derivazione dal tedesco del termine Einfühlung, (entropatia), che è l’immedesimazione nei vissuti altrui tramite la proiezione dei propri,  l’empatia è il potere della mente di identificarsi con se stessi e quindi di poter comprendere una persona o un oggetto di contemplazione, facendolo in modo significativo. La condivisione dei sentimenti e della comprensione umana in relazione agli altri avevano un significato particolare per Hume (1739). Per Marx ed Engels (1888) l'uomo può raggiungere il suo potenziale umano non come un individuo ma come un essere sociale, nei suoi rapporti con gli altri uomini e donne. Storicamente, l'empatia è stata discussa teoricamente come un senso di comprensione condivisa, che è al centro dei rapporti umani, ma è estremamente difficile da definire e da misurare.

Feshbach (1975), per esempio, definisce l'empatia come "la risposta emotiva condivisa tra un osservatore e una persona stimolo”.

Eisenberg (1986) spiega che l’empatia orientata verso l'altro si attiva tenendo fissa la prospettiva su un'altra persona, ciò consente di provare sentimenti simili.

Le emozioni hanno un ruolo determinante non solo nella nostra quotidianità, esse filtrano ogni aspetto del pensiero e dei processi decisionali. Le emozioni dirigono il comportamento gran parte delle volte.  Le persone che provano empatia sono stimolate dalla sofferenza degli altri, questa reazione è già evidente tra i bambini molto piccoli e si manifesta in tutte le culture (Eisenberg Fabes, 1991). La maggior parte dei ricercatori sono concordi sul fatto che l’empatic-arousal sia fondamentale nello stimolare comportamenti di aiuto di natura pro-sociali (Davis 1994), è tramite l’empatia, che sentimenti di cordoglio e di preoccupazione stimolano l'altruismo tra gli esseri umani (Batson 1998), l'empatia è la risposta emotiva congruente allo stato emotivo di un altro individuo. Per Pizarro l'empatia sta al pensiero come la fame alla motivazione del consumo del cibo. L’empatia è una componente universale, presente in tutte le culture e presente negli esseri umani più normali, con la notevole eccezione dei sociopatici (Mealey, 1995). L'empatia si presenta anche nella fase iniziale dello sviluppo (Eisenberg, 2000) e si manifesta con una certa facilità e, soprattutto, sembra motivare il comportamento pro-sociale, nonché la preoccupazione per gli altri. Senza empatia le emozioni morali più complesse, quali il senso di colpa e la rabbia per conto di altri probabilmente non esisterebbero. Ad esempio, per sentire rabbia in nome di chi ha vissuto un'ingiustizia, è necessario poter “sentire” i sentimenti della vittima.

Lo stesso profilo empatico ha un ruolo funzionale nei contesti più complicati, quali la gestione di una criticità operativa o la gestione di un interrogatorio. Laddove questa competenza consente di anticipare il comportamento dell’altro e adattare il proprio per ottenere il miglior risultato possibile. Infatti da due decenni quasi, alcuni studi hanno dimostrato che i soggetti altamente empatici sono in grado di anticipare emotivamente gli esiti negativi prodotti dalla loro condotta verso un'altra persona (Hoffman, 2000) e ottenere le migliori e più attendibili informazioni da altri individui (Bull, 2013).  Attraverso il brain imaging l’empatia assume una dimensione individuabile nella nostra neurofisiologia, ciò che veniva definito come costrutto si identifica anche nei processi mentali attivati nelle aree preposte del nostro cervello. Rameson et al, nel 2011, individuano le aree cerebrali dove hanno luogo le risposte empatiche, mettendo in evidenza quali correlati cerebrali esistono e distinguendo tra capacità empatica e tratti empatici. Nella tradizionale concezione l'empatia include una componente socio-cognitiva e cioè, la comprensione delle emozioni e una componente affettiva, cioè la capacità di provare delle emozioni. Questo oggi è stato individuato nella aree del cervello che dimostrano una distinzione, è' stato infatti possibile isolare due tipologie di empatia, un' empatia emotiva che consente di sentire su se stessi le emozioni degli altri e un' empatia razionale che consente di comprendere le emozioni degli altri da un punto di vista intellettivo, quest'ultima è un tipo di empatia cognitiva associata, la gran parte delle volte, ad una attività della corteccia del cingolo  (Eres et al, 2015), la definizione di questo tipo di empatia sta aprendo alla possibile implicazione relativa alla plasticità e incrementabilità delle capacità empatiche quanto meno da un punto di vista cognitivo. L’apprendimento e l’esercizio, laddove in presenza di una capacità basica empatica, può produrre un incremento nell’utilizzo dell’empatia cognitiva a scopi funzionali operativi oltre che essere certamente utile nella attività lavorative più comuni. Infatti se prendiamo in esame le sole implicazioni comportamentali tipiche delle relazioni fra individui, Bjorkqvist (2000) sottolineava che l’empatia è un grande mitigatore dell’aggressività interpersonale, nel suo studio si evince che i soggetti con alti livelli di intelligenza sociale siano più attenti nell’esporsi a situazioni potenzialmente dannose. Ne deriva che siano anche quelli che sappiano gestire le relazioni anche ad alto rischio con maggiore efficacia.

Di notevole rilevanza è quindi la competenza emotiva di un individuo come condizione imprescindibile nell’interazione con gli altri individui in ruoli quotidiani, e soprattutto operativi. L’utilizzo strumentale della propria capacità empatica può, insieme ad una competenza nell’analisi comportamentale, preparare i soggetti preposti a certe attività operative a raggiungere i loro obiettivi.