Analisi comportamentale delle ferite da morso progetto di ricerca della Dott ssa Paola Giannetakis
Introduzione allo studio dei morsi

La bocca rappresenta una parte del corpo attraverso la quale i bambini, sin dai primi momenti di vita, scoprono il mondo. Grazie alla bocca riescono a nutrirsi e sentire i sapori e questo comporta il fatto che la bocca viene percepita dal bambino come uno strumento attraverso il quale è possibile non solo mangiare e quindi di non sentire fame e stare bene ma anche capire ciò che lo circonda. Quando nei bambini piccoli crescono i primi denti, la bocca assume un’importanza ancora più grande poiché i denti, grazie alle loro caratteristiche e alla loro forza consentono al bambino di mordere e di conseguenza capire, attraverso i morsi che alcune cose che sono più morbide possono essere schiacciate dai denti mentre altre cose, più dure non si rompono.

I morsi rappresentano una normale fase di sviluppo nella vita dei bambini poiché agevolano la conoscenza delle cose ma spesso vengono impiegati anche come un meccanismo di difesa. Molti bambini piccoli quando si sentono attaccati o comunque infastiditi possono mordere la madre o gli amici. Questi sono fenomeni frequenti che accadono nel processo di crescita di tutti gli individui. Alcuni presentano delle caratteristiche più marcate e altri meno e molti aspetti sono collegati anche al rapporto tra la madre e il bambino e all’educazione del bambino. I bambini con il tempo, scoprono altri modi attraverso i quali possono conoscere meglio il mondo, come la vista, il linguaggio e i morsi diminuiscono. Quando il bambino è molto piccolo, i morsi sono comprensibili perché rappresentano l’unica via attraverso la quale il bambino esprime rabbia, tristezza o semplicemente quando una cosa non gli piace. Quando si sviluppano altri strumenti e il bambino capisce che può esprimere la propria tristezza parlando di ciò che non gli piace piuttosto che mordere, ma continua a mordere è probabile che ci sia un problema e questi gesti richiedono una maggiore attenzione dei genitori nei confronti del bambino che deve essere educato e informato sul fatto che tali azioni sono sbagliate.

I morsi ci permettono di mangiare, di scoprire il mondo, e di difenderci a volte. Se un bambino morde, in base all’età e alla frequenza con cui morde, si può capire se si tratta di una fase normale di crescita oppure di un comportamento insolito, ma quando si tratta di un adulto che morde, e in particolar modo quando il morso diventa il canale attraverso il quale esprime rabbia, o attraverso il quale l’individuo esprime il proprio potere non siamo più in una dimensione che riguarda gli aspetti normali del morso. Anche le persone adulte possono mordere, per gioco o divertimento ma in questi casi si tratta di morsi innocui che non procurano alcun male alla persona che li riceve. In altre situazioni, le circostanze sono diverse poiché, non si tratta più di un rapporto tra due persone adulte che mordono o ricevono morsi per gioco o per piacere del partner, ma si tratta di una situazione asimmetrica, di un rapporto tra un aggressore e una vittima e nella maggior parte dei casi le vittime sono i bambini e le donne.

I bambini ricevono morsi dalle persone a loro prossime come punizione per aver fatto qualcosa di sbagliato o per aver sporcato, rotto qualcosa, come tentativo di far smettere di piangere il bambino. Questi morsi a volte vengono inflitti in maniera casuale ma spesso vengono inflitti nelle zone in cui sono più facili da nascondere agli altri come per esempio nelle zone dei genitali o sulle gambe del bambino. Nei casi di violenza sessuale sui bambini le ferite sono diverse poiché in base alle ricerche sulle varie tipologie di morso è stato riscontrato che nell’ambito degli abusi sessuali sui minori, i segni di morsi lasciati sulle vittime presentano accanto alle impronte dei denti, segni dovuti all’azione di suzione della pelle insieme all’azione di mordere.

Anche nelle manifestazioni sportive, i morsi sono abbastanza frequenti. Mike Tyson, famoso pugile, nel giugno del 1997 fu squalificato per aver morso l’orecchio del suo avversario, Evander Holyfield durante il combattimento. In base alle testimonianze prima del morso, Tyson aveva tolto il paradenti, tipico strumento di protezione in questo tipo di sport, ma fu scoperto dall’arbitro e costretto a rimetterselo. Questo non scoraggiò comunque il pugile che approfittandosene di una situazione in cui il suo avversario era particolarmente vicino lo ha morso sull’orecchio destro. Il fatto che Tyson si fosse tolto il paradenti per poter infliggere il morso al suo avversario fa pensare ad un’azione premeditata. Questo fatto da una parte può stupire, poiché anche se siamo nell’ambito di uno sport come il pugilato in cui l’avversario viene comunque colpito, la violenza dei pugni non basta poiché l’aggressività è troppa e quindi si ricorre al morso. Dall’altra parte questo episodio può apparire normale in quanto si da per scontato che in incontri di questo tipo possono capitare situazioni del genere anche se sono molto rare.

Anche in contesti meno violenti, come nel calcio si possono verificare situazioni analoghe. Nel 2014 durante la partita Italia-Uruguay, Luis Suarez diede un morso a Giorgio Chiellini. Suarez ha morso i suoi avversai più volte durante la sua carriera e, consapevole del fatto che sia un’azione sbagliata ma che comunque non può reprimere sta ricevendo l’aiuto di uno psicologo. Egli stesso dichiara: “Continuo a ricevere l’aiuto di alcune persone, in parte è stata colpa mia perché prima di fronte alle provocazioni invece di andarmene restavo lì. Anche adesso ci sono situazioni simili che mi infastidiscono ma ora riesco a far finta di niente e me ne vado: mi sento più intelligente” .

Molte persone, dunque, considerano il morso la via migliore attraverso la quale rispondere alle provocazioni, attaccare, altre invece, come ad esempio le persone particolarmente agitate che durante un esame mordono la penna o si mordono le unghie, le labbra, l’interno delle guance, considerano il morso, in modo inconsapevole o in modo consapevole, un metodo attraverso il quale scaricare lo stress, o gestire lo stress o comunque gestire una situazione spiacevole. Canetti sosteneva che “i denti sono il più evidente strumento di potere che gli uomini e moltissimi animali portano in sé. Le fila in cui essi sono ordinati e il loro aspetto lucente non trovano confronto in alcuna altra attiva parte del corpo. L’uomo si è servito assai presto di tutte le pietre possibili per farne armi e strumenti, ma molto tempo è trascorso prima che abbia imparato a polirle così tanto da renderle lisce quanto i denti. È verosimile che i denti siano stati il suo modello nel progressivo perfezionamento della fattura degli strumenti. Da tempo immemorabile gli furono utili i denti di molti animali.

Egli dovette impadronirsene mettendo in pericolo la propria vita, e gli parve che conservassero in qualche misura il potere dell’animale che con essi lo aveva minacciato. Li portò dunque con sé come trofei e talismani: i denti potevano infatti incutere agli altri il timore che egli stesso aveva provato dinnanzi ad essi. L’uomo inoltre portò orgogliosamente sul suo corpo le cicatrici delle ferite inflittegli dai denti degli animali; erano segni d’onore, così ambii che più tardi vennero provocati artificialmente. Tanto ricca e molteplice è l’impressione suscitata dai denti negli uomini: dai denti degli animali più forti, e dai propri stessi denti. Secondo la loro natura essi stanno a mezza via fra una parte del corpo e uno strumento.

” I denti, grazie alla loro forza e alla loro apparente indistruttibilità, hanno permesso all’uomo da una parte nutrirsi e da una parte sperimentare, attraverso i morsi inflitti dagli animali che doveva cacciare, il potere che un morso poteva avere e il dolore che poteva procurare. L’uomo, come sosteneva Canetti, ha utilizzato i denti come punto di ispirazione per la creazione di strumenti che gli hanno garantito di non essere più morso dagli animali, strumenti che hanno moltiplicato e agevolato la sua sicurezza. L’uomo grazie alla sua evoluzione e al suo continuo progresso, a differenza degli animali, ha a disposizione tantissimi mezzi per difendersi e attaccare, ma
spesso, ritorna governato dall’istinto di mordere. Una maggiore comprensione dei morsi e degli aspetti che stanno alla base del meccanismo del morso potrebbe essere di fondamentale aiuto per la spiegazione di situazioni che spesso appaiono incomprensibili. Nel 2007 uno studio dei National Institutes of Health ha scoperto che i morsi umani sono il terzo tipo di morsi di mammiferi più frequenti al pronto soccorso, dopo i morsi di cani e di gatti, e riguardano circa il 5-20 percento di casi di morsi. Lo studio ha esaminato soltanto i “morsi occlusivi”— le aggressioni denti-pelle del tipo di quelle di Suarez o Tyson —contro i “morsi da scontro”, che accadono quando un pugno o un braccio viene forato dai denti quando sbatte contro la bocca dell’altro.
Per capirlo, la BBC ha intervistato, a seguito dell’incidente di Suarez del 2013, lo psicologo sportivo Thomas Fawcett. Dopo aver esaminato accuratamente le registrazioni, Fawcett ha detto che il morso era una “reazione primitiva” in cui le emozioni hanno prevalso sul processo di riflessione razionale. “Non è pianificato,” ha detto Fawcett alla BBC, “è una reazione spontanea ed emozionale. Lo sta facendo d’impulso.” Questo aiuta a spiegare perché una buona quantità di morsi di uomini a uomini nascono nelle risse da bar o da condizioni fisiche alterate; è primordiale e animale. Ed è molto più potente di quello che si può pensare.

Uno studio pubblicato nel Proceedings of the Royal Society ha cercato di confutare la teoria per cui gli umani sarebbero cattivi azzannatori; di fatto le fauci umane sono tra le più potenti di tutti i primati.“Osservando i suoi meccanismi ci si rende conto che la mandibola umana è molto efficiente,” ha detto a Stephen Woe, autore dello studio, a Discovery News. “Lo sforzo che viene usato per dare un morso possiamo ottenerlo usando molti meno muscoli.” La nostra mascella, ha sostenuto, è del 40-50 percento più efficiente di quella delle grandi scimmie. “Proporzionalmente mordiamo più forte di quanto faccia un gorilla o uno scimpanzé. La forza di un nostro morso è paragonabile a quella di uno schiaccianoci”. Ci sono altri motivi, a parte l’aggressione, per cui gli uomini mordono, ovviamente. L’Odaxelagnia è il nome per la perversione relativa all’eccitazione sessuale provocata dai morsi. Esistono ancora tribù e gruppi etnici che praticano il cannibalismo, il che include un genere di morsi piuttosto serio. E i criminologi hanno evidenziato che un certo tipo di criminali violenti tende a mordere non per aggredire, ma per il desiderio sadico di marchiare i propri bersagli. “Si morde per marchiare una vittima,” ha detto il criminologo David Wilson. “Ma credo che la cosa più importante sia
che il comportamento dell’aggressore rivela qualcosa riguardo al modo in cui viene considerata quella particolare vittima. ”
di Andreea Popa SCA WG