di Paola Giannetakis

"dedicato ai milioni di bambini che soffrono, e agli adulti i cui occhi vedo sempre bambini..."

Nessun bambino nasce criminale ma sono molti i sentieri che cominciano in età infantile e che possono portare a comportamenti criminali. Alcuni fattori sono considerati di rischio e possono essere associati tra di loro, questi sono definibili fattori criminogeni. I fattori criminogeni sono di natura biologica, cognitiva, ambientale e sociale. I fattori biologici possono essere collegati a disturbi fisici ad esempio di natura neurologica, questi possono essere innati o conseguenti a delle cause dirette o indirette come i danni cerebrali determinati da abusi fisici o da lesioni alla testa conseguenti ad incidenti e traumi. La biologia ha il suo ruolo anche su quello che definiamo carattere, espressione a base genetica che influenza fortemente la modalità in cui bisogni ed emozioni vengono vissuti. Alcuni tratti che portiamo con noi dalla nascita possono influenzare ed essere altrettanto influenzati rappresentando un potenziale elemento di vulnerabilità o fragilità.  Questi tratti si esternalizzano in maggiore o minore tendenza all’aggressività durante l’infanzia, alcuni bambini vengono infatti definiti inibiti altri disinibiti, questi ultimi sono meno reattivi alla punizione e non sono facilmente educabili dai genitori rispondendo in maniera squilibrata ai metodi educativi più autoritari, statisticamente è emerso che questi bambini hanno maggiori probabilità di comportarsi in modo deviante.

I fattori biologici quando sono inseriti in un contesto sociale disfunzionale possono produrre personalità criminali. Una minoranza degli offenders violenti non ha una storia contraddistinta dall’aggressività.

Il comportamento aggressivo è molto comune nei bambini in età prescolare e tende a scomparire negli anni tra la scuola materna e la scuola elementare. La socializzazione con i coetanei e gli insegnanti aiuta i bambini a cambiare comportamento, plasmandolo verso un assetto pro-sociale, in alcuni bambini, però, questo tipo di comportamento aggressivo può aumentare, questi bambini mostrano un comportamento antisociale ed una parte di questi rappresenta la popolazione di coloro che in età adulta commetterà azioni e crimini violenti. La ricerca estensiva svolta sul Disturbo Antisociale di Personalità ha messo in evidenza che la maggioranza dei soggetti ha manifestato comportamenti antisociali prima dell’età di 8 anni. I primi precursori di una personalità adulta antisociale sono caratterizzati da: assenteismo scolastico, incapacità di avere buone prestazioni scolastiche, furti, problemi disciplinari. L’insuccesso scolastico è infatti una delle principali cause di frustrazione, di rabbia e di mancanza di autostima che può spingere un bambino a comportamenti violenti e agiti esternalizzanti critici come il bullismo. Una serie di disturbi dello sviluppo sorgono durante l’infanzia; il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, ad esempio,  si manifesta con impulsività, impazienza, disorganizzazione, spesso con risultati scarsi a livello scolastico, uso ed abuso di sostanze stupefacenti e di alcol, alti tassi di abbandono scolastico e difficoltà relazionale con i propri pari; è rilevato che il 25% degli offender violenti tra la popolazione carceraria questo disturbo.   Il Disturbo Oppositivo Provocatorio, ODD, che può portare un bambino a mancare di rispetto prima alla famiglia e poi alle autorità e successivamente alla legge è uno dei precursori nello spettro dei comportamenti antisociali.  Emerge quindi che i modelli di comportamento antisociale che hanno come esito finale la violazione dei diritti degli altri hanno una progressione evolutiva che in origine non viene colta o malamente gestita.

Un bambino può imparare ad essere un criminale o può diventarlo in reazione alle esperienze traumatiche. Le influenze sociali plasmano la personalità ed il carattere, è all’interno del contesto sociale e soprattutto nella famiglia che i bambini sviluppano la loro identità, dove riflettono la loro immagine e acquisiscono il senso di sè stessi formando la loro personalità. Dall’età di 2 anni i bambini cominciano ad imparare quali sono gli standard accettabili di comportamento, lo sviluppo sociale e morale si comincia a formare influenzando i modelli pro-sociali o anti-sociali che rappresenteranno lo schema di riferimento per il comportamento.

Non è sufficiente acquisire una consapevolezza, lo sviluppo morale non si struttura in modo automatico, esso dipende da ciò che i bambini imparano mentre osservano gli altri filtrandolo attraverso il loro pattern, ovvero quell' alchimia che si è prodotta tra tratti biologicamente determinati, esperienza ed ambiente. Le persone adulte di riferimento, i coetanei, gli insegnanti, le influenze dei media, di internet tutte hanno un ruolo che però è esacerbato o mitigato dalla componente base, ovvero da quella componente che ne ha formato la struttura iniziale.

Un bambino che è abituato a osservare comportamenti non rispettosi nei confronti della legge con maggiore probabilità tenderà a commettere dei crimini e sarà più vulnerabile alle influenze esterne.

Quando l’impostazione familiare è disfunzionale è più facile che i bambini possano sviluppare tendenze verso comportamenti devianti e queste tendenze possono essere reattive o risultato dell’apprendimento.

Dinamica particolarmente critica e degna di essere menzionata  è quella relativa all’attaccamento alla figura genitoriale che è un processo fondamentale ma che allo stesso tempo spesso manca di consapevolezza da parte del genitore. Gli studi sull’attaccamento hanno dimostrato infatti che i bambini che mostrano tipi disfunzionali di attaccamento, evitante, ambivalente o insicuro, tendono ad essere socialmente incompetenti, sono carenti nelle capacità di problem solving e mostrano spesso reazioni poco appropriate di  fronte ai problemi, gli stessi sono emotivamente instabili, hanno bassa autostima, hanno maggiore probabilità di essere respinti dai coetanei, hanno più probabilità di fallire a scuola. I disturbi dell’attaccamento possono portare alla mancanza di empatia e di preoccupazione per gli altri. L’empatia è la capacità di capire le emozioni e i sentimenti degli altri, essendo partecipe delle sofferenze altrui, evitando così quei comportamenti che causano sofferenza negli altri.

I disturbi dell’attaccamento sono diretta conseguenza degli impatti negativi di una genitorialità sbagliata e sconsiderata, questi influenzano lo sviluppo delle competenze basilari nei bambini e spesso sono concomitanti con altri problemi dello sviluppo che possono poi sfociare in disturbi mentali, come l’ADHD, i disturbi alimentari e la tossicodipendenza.  Un nucleo legato alla non armonia matrimoniale per esempio spesso rappresenta un rischio, stili genitoriali disadattivi, storia familiare di malattie mentali, uso di droghe ed alcool, abuso di minori o di abbandono, violenza domestica, comportamenti criminali da parte dei membri familiari, possono essere situazioni distruttive che possono influenzare seriamente la crescita e lo sviluppo delle capacità del bambino. Le famiglie dove l’educazione non include aspettative chiare o che impiegano punizioni eccessive e mezzi autoritari, incoraggiano i bambini a reagire aggressivamente, contribuendo alla formazione o all’aumento di problemi comportamentali ed escalation di violenza che sono molte volte precursori di comportamenti devianti e criminali.

La gestione parentale non fondata su una reale sintonia, la mancanza di supervisione o al contrario un’eccessiva disciplina sono troppo spesso seguiti da problemi nella condotta del bambino e la ricerca dimostra essere tra gli indici di delinquenza. Quando nel loro classico studio “Unraveling Juvenile Delinquency”, Glueck e Glueck mettevano in evidenza la  scarsa supervisione dei genitori sui bambini nonché la debolezza dei legami genitoriali con i propri figli, quali migliori indici per predire modelli comportamentali criminali forse non avevano presente quanto questo sia oggi ancora più pervasivo. Certamente esistono diverse tipologie di famiglia e le attitudini dei genitori verso droga o criminalità influenzano gli atteggiamenti e i comportamenti dei loro figli, i bambini che vengono perdonati per aver infranto la legge hanno maggiore probabilità di diventare delinquenti, un banale esempio che però rappresenta la linea di confine che siamo tenuti a tratteggiare come genitori. Entrando nel profondo dei setting più drammatici dove si possa ipotizzare la crescita di un individuo, la ricerca ha oramai da decenni dimostrato quanto i bambini vittime di trascuratezza, maltrattamento fisico, emotivo o sessuale, sono compromessi nel loro sviluppo mentale, cognitivo e sociale. Questi bambini tendono a sviluppare disturbi mentali, tendenza al suicidio, problemi educativi, problemi occupazionali, e per molti di loro,  i metodi violenti diventano gli unici disponibili per risolvere i conflitti.

I bambini maltrattati e trascurati hanno più probabilità di essere arrestati da giovani e da adulti. Le donne che sono state abusate da bambine hanno maggiori probabilità, rispetto i bambini non maltrattati, di essere arrestate per reati contro il patrimonio, reati di droga e condotta deviante.  Questi bambini hanno maggiori probabilità di avviarsi verso comportamenti antisociali e criminali. Questi bambini hanno maggiori probabilità di diventare tossicodipendenti da adulti. La violenza domestica è un fattore che aumenta la probabilità di questi bambini diventare loro stessi dei violenti.

L’esposizione alla violenza domestica, infatti,  influenza i bambini verso l'uso della violenza da adulti, questi bambini sono depressi, tentano il suicidio e fanno abuso di droghe il doppio rispetto i bambini che non hanno vissuto esperienze abusive.

Hirschi credeva fortemente che un ruolo mitigante anche nelle avversità maggiori rappresentate dalla povertà e dall’assenza di opportunità fosse rappresentato dall’attaccamento che si forma tra i bambini e i loro genitori, da questo attaccamento dipendeva l’impegno sociale, il rispetto della società tradizionale, il coinvolgimento in attività seppur faticose legate all’importanza di aderire alle norme sociali convenzionali.

Oggi a distanza di decenni, resta forte l’importanza dell’influenza della famiglia sia essa una famiglia tradizionale, unita o separata ma comunque allineata al rispetto dei ruoli e delle responsabilità, sia essa una famiglia diversa ma pur sempre famiglia. Il condizionamento dei tratti dall’ infanzia alla fanciullezza è fortemente influenzato dalle pressioni ambientali, dalla vita familiare, dall’incompatibilità dei genitori e il carattere dell’individuo ne subisce una profonda influenza in positivo o in negativo.

Le probabilità di commettere del male dipendono dalla nostra infanzia.

Quando i bambini si sentono sicuri, sostenuti ed accettati nella famiglia, dai loro coetanei e dal mondo in cui iniziano a vivere hanno più probabilità di avere successo a scuola e trovare un ruolo nel mondo e una giusta dimensione di vita.