Omicidi di massa, terrorismo e crimini motivati dall’odio.

Di Paola Giannetakis

Esistono differenze sostanziali tra un omicidio di massa ed un attentato terroristico, tuttavia la distinzione  non è cosi agevole e scontata.  La definizione di terrorismo dipende dalla prospettiva di chi lo definisce, manca di un consenso accademico, è basata infatti su concetto controverso e politicamente definito. La comunità internazionale è concorde nel sostenere che il terrorismo è spinto da una specifica ideologia o motivazione politica, queste sono meno  frequenti negli omicidi di massa, che nella gran parte dei casi sono azioni indiscriminate di violenza contro una popolazione innocente sebbene le stesse possano avere un fondamento ideologico.

In generale si cerca un legame, una connotazione unica, definita e definente che necessariamente deve affiliarsi ad un’ ideologia più ampia e legata ad un’organizzazione che la sostiene, condivide e diffonde. Un omicidio di massa è rappresentato dall’uccidere un numero di persone nello stesso momento e nello stesso luogo o comunque in un’area ravvicinata e senza pause temporali tra l’una e l’altra uccisione, sostanzialmente è l’esternazione di un sentimento di vendetta, di un senso di rivalsa, collocabile nella sfera personale dell’individuo o degli individui coinvolti che può essere ancorato ad un’ideologia ma nell’assenza di una affiliazione ad un’organizzazione. Si propone quindi una classificazione di omicidio di massa ideologico e non ideologico che tuttavia  non copre l’intero spettro del fenomeno, poiché anche i lupi solitari che compiono omicidi di massa non dovrebbero essere interpretati come una categoria a se stante in termini ideologici,   questi possono simpatizzare per un’ideologia ma per definizione non appartengono ad un’organizzazione.

Se analizziamo la strage compiuta da Breivik, a seguito di due attacchi nel novembre 2011 in Norvegia, vedremo come la sua dimensione motivazionale sia caratterizzata da una forte ideologia di tipo fascista nazista con connotati legati alla purificazione della società di tipo missionario fondamentalista e le vittime selezionate erano giovani laburisti presenti ad un raduno. (Breivik è stato giudicato capace di intendere e di volere)

In questa prospettiva il ruolo delle ideologie estremiste va discusso laddove queste consentano una forma di radicalizzazione.

Sulla tipologia di violenza ricadono ulteriori distintive classificazioni. Se un assassino di massa spesso è mosso da un profondo sconvolgimento emotivo, anche maturato nel tempo, che ha consentito la crescita di sentimenti ostili a tal punto da portarlo a scelte estreme, nel terrorista, che rimane sempre un criminale, sono tendenzialmente infrequenti aspetti emotivi personali quali spinta alla violenza. In presenza di queste sovrapposizioni la motivazione è quindi l’elemento discriminante, la violenza invece è l’elemento comune. Per comprendere le tipologie di violenza che sono necessarie anche per l’interpretazione dell’aspetto motivazionale, partiamo dalla definizione generale della World Health Organization, la violenza è intesa come l’uso intenzionale di forza fisica o di potere, minacciato od effettivo, contro qualcuno, sia esso una persona o un gruppo di persone, che ha come risultato – o è molto probabile che abbia come risultato – un danno, la morte , un danno psicologico,  comprometta  sviluppo o si concretizzi in una forma di deprivazione.

La violenza è un comportamento molto eterogeneo e deve essere necessariamente differenziata dall' aggressività, la violenza è aggressione ma  una persona aggressiva può non essere violenta. L' aggressione è un comportamento di sopraffazione, ostile, dannoso o distruttivo (Vallabhajosula, 2014) ed è caratterizzato da attacchi verbali o fisici. Un comportamento aggressivo può essere distruttivo e violento, ma può anche essere appropriato e difensivo, al contrario la violenza è un tipo di aggressione caratterizzata dall’aggredire in modo ingiustificato e dannoso (Vallabhajosula, 2014).

La violenza può essere di natura affettiva,  impulsiva e originante da stravolgimenti emotivi intensi (Declercq & Audenaert, 2011) o predatoria,  premeditata.  La violenza predatoria può anche  maturare sulla base di elementi affettivi emozionali che si sviluppano nel tempo.  La distinzione è altresì dimostrata da un punto di vista neurobiologico, studi recenti mettono in evidenza differenze cognitive e intellettive tra i soggetti che mostrano comportamenti violenti affettivi o predatori (Hanlon, Brook, Stratton, Jensen, & Rubin, 2013). La violenza predatoria è premeditata, strumentale, proattiva, rappresentata da un obiettivo nella mente del soggetto che manifesta un più basso coinvolgimento emotivo ed un ridotto arousal fisiologico se non direttamente conseguenze all’azione pianificata.  Al contrario nella violenza affettiva si manifesta una forte componente emozionale, rabbia, risentimento, ostilità, agiti disformi in risposta agli stimoli che vengono percepiti come provocazioni od insulti. La violenza di questo tipo è spesso quindi di tipo reattivo.

Il ruolo della dualità distintiva tra questi due tipi di violenza porta ad una riflessione utile in particolare all’analisi di soggetti che compiono uccisioni di massa.

Un soggetto che compie un omicidio di massa può uccidere in modo indiscriminato e non necessariamente per motivi politici, religiosi o ideologici, laddove l’uccisione è direttamente collegata all’aggressore e alla sua condizione; il messaggio può essere suo personale verso il mondo con l’unico intento di farsi giustizia da solo. Subtipologia di uccisioni di massa sono rappresentate dai quei casi in cui i soggetti ispirati da ideologie estremiste colpiscono tipologie specifiche di vittime, coloro che sono viste come meritevoli di essere eliminate o rappresentano il nemico. In questo caso si parla di crimini motivati dall’odio e questo odio può essere ancorato a ideologie diffuse o legate a specifiche categorie sociali.

Al contrario il terrorismo utilizza il mezzo omicidiario per inviare un messaggio più ampio spesso indirizzato alla società o alle istituzioni, le vittime quindi non sono l’obiettivo finale dell’azione ma solo un mezzo.

l percorso lungo la linea della violenza passa nei soggetti non affetti da patologie psichiatriche attraverso un continuum. Esistono segni riconoscibili che consentono alla polizia, ai membri della famiglia e a conoscenti di identificare potenziali assassini di massa, numerose ricerche sui casi di stragi mettono in evidenza che esistono tratti di personalità tipici caratterizzanti questa tipologia di offender, sebbene ogni caso sia diverso e mantenga peculiarità proprie,  la tendenza alla violenza e i disequilibri comportamentali sono spesso rilevabili e seguono una delineazione abbastanza chiara e leggibile che può rappresentare un utile strumento di prevenzione.

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