Personalità ed Omicidio
Quale la linea di confine tra anomalia comportamentale patologica e opportunità.
 di Paola Giannetakis

Il comportamento antisociale, la devianza e la criminalità sono oggetto di riflessione e di studio fin dai tempi di Aristotele. Nel tentativo di comprendere il fenomeno della delinquenza molti ricercatori hanno spesso sottolineato il legame tra comportamento criminale e psicopatologia. I dati confermano che i disturbi di personalità sono molto comuni tra i criminali adulti. La comprensione del reato non può essere separato dal tentativo di fornire una spiegazione dinamica dell’atto stesso e da una attenta valutazione del soggetto che lo ha commesso. Se l’atto criminale può essere espressione di una formazione personologica compromessa, il derivato di un conflitto interno o di una rappresentazione mentale distorta dove il reato stesso diventa una manifestazione concreta di esso è necessario comprenderne il ruolo.

E’ chiaro che in alcune persone che diventano autori di un agire criminale c’è spesso uno squilibrio intrinseco permanente nella struttura psichica che produce un atto distruttivo nel mondo esterno. La personalità è stata studiata anche in relazione al comportamento violento soprattutto quando questo si materializza in un reato questo è stato possibile potendo analizzare popolazioni di detenuti.
Gli studi hanno cercato di delineare le caratteristiche di personalità degli individui che hanno un comportamento pericoloso, distruttivo e dannoso per la società (Millon, Davis, 1996; Beck-Freeman, 1993, Bandini et al, 1991). Una rassegna su un campione totale di 22.790 detenuti ha messo in evidenza che il 42% dei detenuti hanno diagnosi di disturbi di personalità (Fazel & Danesh, 2002). La maggior parte dei soggetti dello studio (74,7%) di Ponde (2014) indica che i disturbi mentali sono comunemente diagnosticati tra i detenuti e che i disturbi di personalità sono più associati ai crimini violenti come  l’omicidio,  il 37,8% dei detenuti di questa ricerca soddisfaceva i criteri per un disturbo mentale in corso al momento dell’indagine e dai dati le diagnosi più frequenti risultano essere DBP, DAP e psicosi. Nell’approfondimento della relazione tra Disturbi di Personalità e crimini violenti alcuni ricercatori hanno confrontato i criminali con diversi disturbi di personalità e hanno riscontrato alcune differenze nella natura dei loro crimini (Riesco, Perez, Rusco, 2008). Tale area è ancora da investigare profondamente, ma alcune correlazioni seppur non esaustive sono state evidenziate, ad esempio,  i soggetti con APD  tendono a commettere reati contro il patrimonio mentre i soggetti con BDP tendono a commettere atti di  aggressione e violenza fisica.

http://1.bp.blogspot.com/-cSSfk-Pl32o/TymcWuNb36I/AAAAAAAAAQM/5AGoAnsSQZc/s1600/827-520x400.jpg

I soggetti con personalità antisociale spesso mostrano  pianificazione delle loro azioni, mentre quelli BPD evidenziano un agire  impulsivo. La relazione tra il disturbo di personalità e l’omicidio resta ancora un’area poco esplorata da una prospettiva puramente comportamentale che possa rivelarsi utile alle investigazioni e necessita approfondimenti anche per le ricadute giuridico processuali che può avere, infatti, la distinzione tra un disturbo mentale come clinicamente diagnosticato e la sua valutazione nel campo forense è significativa, in una prospettiva comportamentale non è assolutamente possibile correlare in modo implicito il reato alla presenza di un disturbo di personalità, fatta eccezione per i casi in cui è presente un grave quadro psicopatologico. Nella valutazione forense, è necessario che l’atto di violenza rappresenti l’espressione di un danno funzionale,  al contrario un DP può riguardare esclusivamente differenti modelli di comportamento e non avere alcun legame con il reato.
L’autore di un reato caratterizzato da una pianificazione lucida, risulta essere incompatibile con un individuo affetto da grave disturbo mentale, laddove è la funzionalità compromessa che determina una mancanza di coordinamento dell’ acting out.

In sintesi l’ assessement clinico e la successiva valutazione psichiatrico forense dei gravi disturbi della personalità (SPD) ha lo scopo di determinare se la malattia si è espressa qualitativamente o quantitativamente tanto da produrre una sostanziale riduzione della responsabilità. In altre parole, anche in presenza di un SPD (Severe Personality Disorder) se la genesi e l’esecuzione dinamica del reato indicano che il soggetto mostra aree funzionali del suo io ed è capace di comprendere il significato del suo atto e le conseguenze non si può parlare di incapacità.

Secondo Millon (1996) una definizione della personalità patologica va distinta nettamente da disturbi psichiatrici classici perché le PD sono condizioni non mediche e quindi l’uso del termine stesso non è appropriato (Millon, 1996) tali modelli di personalità coprono l’intera matrice della persona che funziona in un modo disadattivo in risposta a stimoli ambientali.

La personalità è un sistema complesso e alcune zone possono funzionare correttamente mentre altre no, le circostanze ambientali possono influenzare e cambiare il comportamento, così come le strategie di coping.  L’individuo e l’ambiente sono sistemi dinamici che si sviluppano insieme. Gli individui sono sistemi integrati all’interno del dominio psicologico, questa coesione intrinseca non è solo un costrutto, ma una sostanziale unità, è stato attraverso la biopsicologia che si è esplorata l’interfaccia tra funzionamento umano e biologia evolutiva (Wilson, 1975,1978, 1998; Tooby 1987; Symons, 1992) nel tentare di capire come le differenze individuali fossero tracciabili e descrivibili in una linea quella del processo evolutivo si è giunti alla personologia, un concetto inizialmente formulato da Murray (1939) poi esplorato da Millon. A fondamento l’assunto che tutte le specie mostrano schemi di adattamento e che quindi il concetto di personalità si riferisce allo stile che gli individui mostrano in relazione all’ambiente. Così la personalità normale è caratterizzata da pattern comportamentali specie-specifico funzionale, laddove quella disturbata, definibile come modello di personalità mostra un pattern disadattivo. Gli individui che mostrano modelli funzionali sono caratterizzati da flessibilità e sono in grado di trovare risposte appropriate ed efficaci.
Quindi resta ancora complesso e controverso il legame tra disturbo di personalità e criminalità, in particolare, nei casi di omicidio gli studi a disposizione non forniscono dati omogenei e sufficienti a comporre un quadro coerente univoco.

p.giannetakis@unilink.it